La Storia

Dario Giuliuzzi
Presidente del Club


Franco Scocchi
Vicepresidente

 

«L'idea di far nascere il Tandoi, l'ha avuta – purtroppo – il mio vice presidente Scocchi assieme a un certo Franco Basso.
I due si ritrovavano spesso in un baretto e, tra un calice di vino e una fetta di ossocollo, hanno avuto l'idea di fondare questa squadra di “Old” per non disperdere i giocatori di Rugby che avevano concluso l'esperienza con la società Rugby Romana,allora attiva nel monfalconese, chiusa nel 1982 per mancanza di finanziamenti.
Il club nasce quindi per non perdersi di vista e continuare a praticare questo magnifico sport e, cosa di primaria importanza, per continuare a stare assieme. All'inizio giocavamo in campetti di periferia, tra Staranzano e Monfalcone, ma non avevamo né campi da gioco così come sono intesi oggi, né tanto meno spogliatoi o docce calde. Eravamo in otto, dieci giocatori al massimo, e giocavamo davvero ovunque.»
«Agli albori – continua Franco – andammo a giocare a Udine con gli Urogalli con i quali partecipammo agli europei in Olanda e ai mondiali in Irlanda. Tornati a casa dopo queste due esperienze fondamentali, decidemmo di fare una grande partita richiamando tutti i giocatori che avevamo conosciuto nel passato e con cui avevamo condiviso i campi di mezza regione e non solo. Era su per giù il 1994: decidemmo di chiamare anche altre squadre, tra cui ricordiamo con piacere un gruppo di Ljubljana. Tra i vari giocatori che vennero a darci una mano ci fu Ciano Trani che, ricordo benissimo, ci chiese esplicitamente che nome avrebbe avuto questa squadra che si stava via via formando. Rispondemmo che il nome non era ancora stato deciso: potremmo chiamarla, ad esempio, bisiacchi, dissi a Ciano. “Eh no”, ribattè, “io sono triestino! Dategli qualsiasi altro nome, anche Tandoi, ma non bisiacchi”.
E così nacque il nome del Club.
Tutti i partecipanti furono entusiasti di come gestimmo il tutto; per noi che la organizzammo, finita la partita, l'esperienza poteva definirsi conclusa; gli altri però non erano della stessa idea e ci chiesero di continuare a vedersi con più regolarità e così iniziammo a darci appuntamento la domenica mattina nel campo amatori di Staranzano e Monfalcone.»

Nella foto: Dario intento a intervistare Franco...


«L'idea crebbe – continua Dario – ai Tandoi delle origini si aggiungevano sempre nuovi giocatori, tant'è che dall'idea primigenia di fondare un club per mantenersi in contatto, si
decise di mettere in piedi una squadra vera e propria. A quei tempi io giocavo ancora a Trieste, frequentavo già anche la realtà dei Tandoi che nel frattempo si era spostata in quel di Turriacco, ma non ero nel gruppo delle origini; divenni presidente del club in un secondo momento e, fatta eccezione per gli anni dal 1990 al 1996 nei qual le sorti del Club furono tenute da Fulvio Cavasino, lo sono stato fin'ora.»
«Prima di quel storico campo che ci ha visti crescere per quasi vent'anni, l'organizzazione era legata quasi esclusivamente alla nostra buona volontà. Quando giocavamo le partite ad esempio, le divise ce le dividevamo in due o tre per lavarle (se le lasciavamo ai “muli” le perdevamo tutte dopo la prima gara).
Andavamo avanti con volontà e spirito d'iniziativa, ci arrangiavamo e ci aiutavamo come potevamo.
Per un periodo di tempo ci sistemammo nell'impianto di Staranzano; avevamo però solo un campo senza una vera e propria sede sociale. Mettemmo da parte un po' di soldini
autotassandoci e con quei quattrini comprammo un container che il comune ci autorizzò a posizionare nei pressi del campo.
Pian pianino passammo nel container, tra buchi, canalette e olio di gomito, i cavi della corrente per avere luce, portammo il gas per cucinare e ci allacciammo perfino alla rete fognaria in maniera da essere regolari in tutto. Ci facemmo davvero il culo.»

Nella foto: ...e Franco che intervista Dario...


«Dopo tanto tribolare, trovammo finalmente casa al campo di Turiacco. All'inizio era una zona quasi completamente abbandonata immersa in un degrado totale. Quei spazi erano
però contesi con la locale società di calcio che, oltre alla sede che già avevano, puntavano ad ottenere anche l'usufrutto di quegli spazi. Ce li giudicammo noi e io pensai che sarebbe stato bello offrire loro il container a cui tanto avevamo lavorato assieme alla casetta in legno costruita in un secondo tempo dai fratelli Basso. Così fu: il campo del Turriacco ricevette le strutture che ci costruimmo da soli con tanti sacrifici, strutture che diventarono ufficio e magazzino della società calcistica e che ancora oggi sono al loro posto.
Tutti assieme quindi, grazie al lavoro di tutti i Tandoi e a spese nostre, pian pianino, mettemmo tutto in ordine e ci costruimmo la nostra storica sede. Il comune a fronte di questa bonifica ci concesse la gestione del tutto dandoci la possibilità di essere autonomi.
Sono passati tanti anni e, da qualche tempo a questa parte, il comune ha concesso gli spazi che erano gestiti da noi anche ad una cooperativa che lavora con persone affette da handicap e questo a portato ad una drastica riduzione degli spazi. I tempi cambiano...
Resici conto del sensibile ridimensionamento dei nostri spazi “vitali” ci siamo mossi verso Trieste: all'inizio provammo a stabilirci a Bagnaria Arsa, ma capimmo fin da subito che la scelta risultava troppo distante e scomoda per molti triestini del gruppo e quindi provammo a ricominciare dalla struttura del Venjulia che oggi, entusiasta, ci dà una mano in tutto e per tutto.»
«Tornando al racconto del nostro passato, nome, simbolo e colori sociali furono pensati per portare una ventata di allegria al mondo del Rugby dell'epoca. Quasi tutte le squadre del tempo avevano gli stessi colori e le stesse casacche: righe orizzontali, righe verticali: insomma la scelta era davvero limitata. Le nostre prime maglie erano a scacchi neri e verdi ma, a dirla tutta, non ci convincevano affatto. Cercammo delle soluzioni diverse e alla fine, quel lilla/fucsia assieme al nero ci sembrarono la scelta migliore. L'aquila scelta come simbolo rappresenta il Friuli, mentre il nome doveva rispecchiare un po' tutta la regione. Era importante dare un nome al club che fosse inclusivo di tutte le realtà regionali: un friulano, un isontino e un triestino dovevano sentire allo stesso modo la vicinanza al club e giocare con fierezza sotto la stessa bandiera. Nel simbolo c'è il pallone da
Rugby con a fianco due date: 1982 anno della cessata attività della Romana e 1994 l'anno dello statuto ufficiale dei Tandoi del Friuli Venezia Giulia. Al centro del pallone, rappresentato con un bel sorriso per rimarcare questa goliardica allegria, è riportato un porco che ride. Sono previste delle migliorie al logo a cui siamo al momento in lavorazione. Niente stravolgimenti,ma qualche miglioramento è nell'aria...
Noi ci ritroviamo nel senso del nome scelto – continua Franco: Tandoi per noi rappresenta infatti una persona un po' matta, nontroppo “giusta”, e tutti noi siamo stati sempre così.
Alla fine, pensandoci bene, i Tandoi sono nati perché non volevamo far morire il movimento rugbystico in regione – continua Franco: a quei tempi si poteva assistere alla lenta e
costante scomparsa di numerose società, come ad esempio a Trieste dove resistette per un certo periodo solo la Fiamma, e noi questo non eravamo disposti ad accettarlo. Non volevamo che il Rugby scomparisse e quindi cercammo di attirare a noi più gente possibile. Vennero tante persone da esperienze diverse; da Trieste, ad esempio, arrivarono amici come Salvador, Zannier, Miccoli, Mogorovich, Metz, Nicotera, tanto per citarne alcuni. Continuando ad alimentare la passione per la palla ovale grazie a tornei e partite giocate con i colori fucsia e neri, si è continuando a stimolare le persone affinché abbiano lavoglia di continuare a praticare e far praticare questo sport. Fu così che il Rugby iniziò ad essere portato nelle scuole e, molti anni dopo, abbiamo potuto assistere al (ri)fiorire di nuove società regionali come a Muggia, divenuta poi propaganda educativa, o il Venjulia di Prosecco, passando per le Api di Fogliano, i Cinghiali a Gorizia di due Tandoi nelle persone del presidente Giovanni Pignattaro e di Luca Lombardo o la Juvenilia di Bagnaria Arsa dove di Tandoi ce ne sono sempre parecchi o Mezzaroma a Monfalcone: società queste più o meno nate e cresciute – e lo dico con orgoglio e affetto – grazie anche all'influsso positivo del nostro Club.
I Tandoi sono un po' ovunque.»

«Adesso i Tandoi stanno rinascendo: qui nel goriziano ormai ci stavamo perdendo e rischiavamo di sparire per davvero. Essere ritornati a Trieste sembra aver riportato l'entusiasmo e la voglia di giocare a molti di noi e sono ottimista per il proseguo della nostra attività. Cercheremo di ricostruire una società non dico solida, ma comunque capace di continuare ad unire tutti gli amanti del Rugby di tutte le età, persone che magari un domani saranno il motore di nuove realtà rugbystiche regionali e non solo. Insomma, l'obiettivo resta sempre quello di trovarsi per fare partite e tornei, ma anche per il piacere di stare assieme attorno ad una tavola con una chitarra e una fisarmonica in mano, sempre però con la speranza di contribuire e di aiutare laddove ce ne sarà bisogno.
Questo è stato e sarà sempre il nostro spirito!»


...Oi 'ndemo a veder i Tandoi!